Luigi Battistella è partito con la famiglia alla volta della Spagna, alla ricerca di tracce antiche, dei set dei celebri “spaghetti western” e di piccoli gioielli di stile e di architettura

Al-Andalus è il nome che i musulmani diedero alla parte della Penisola Iberica e della Settimania al sud della Gallia da essi controllata e governata” (da Wikipedia): è da molto che mi frulla nella mente il logo di al-Andalus e la sua “definizione”, vorrei approfondire, vedere e conoscere di più di questa regione iberica. Partiamo, io e la mia famiglia con il nostro nuovo camper, un Ark Design su Iveco 3000, convinti che non ci basta leggere o vedere documentari, abbiamo sete di vedere e conoscere quei luoghi. Inaspettatamente a Elx-Elche (vicino ad Alicante) scopriamo che, per passeggiare all’ombra di un palmeto, non è necessario andare in Africa: qui si trova l’unico immenso palmeto d’Europa, piantumato già dai Fenici e ora inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco: qui, grazie a un clima straordinariamente mite in inverno, si raccolgono i datteri e in città, oltre a splendidi giardini ombreggiati dalle palme, visitiamo anche i bagni turchi. Proseguiamo verso il deserto di Almeria: qui sono stati girati gli “spaghetti western”, i celebri film di Sergio Leone, come “Per qualche dollaro in più”, “lo chiamavano Trinità” o anche “Per un pugno di dollari” in uno scenario tipico da far-west americano. Così arriviamo al villaggio di Tarbernas, per inoltrarci nella visita dei canyon: camminando nel deserto, si sentono aleggiare risse e sparatorie come in un film. Forse è solo suggestione, ma è proprio come nel mitico west e non è difficile lasciarsi prendere dal luogo. Non è necessario entrare nel recinto degli “Studios Fort Bravo”, perché lasciando la strada asfaltata e infilandosi nello sterrato di avvicinamento agli “studios”, si transita con il camper nei canyons dei film: una deviazione veramente consigliata! Da qui ci spostiamo verso un luogo lussuoso, una vera città nella città: parliamo di Granada e della sua Alhambra. L’arrivo genera in noi qualche titubanza: traffico e smog non mancano, ma l’Alhambra è situata sull’alto della collina che domina la città, con una splendida vista verso la Sierra Nevada. Avendo un’allergia personale verso le prenotazioni, non abbiamo acquistato i biglietti in anticipo e scopriamo che, giornalmente, ne vengono venduti pochissimi (qualche centinaio): è perciò necessario presentarsi alle biglietterie vicine all’ingresso già alle 7 e 30 del mattino, per accedere anche in tarda mattinata o addirittura il pomeriggio. Fortunatamente oltre alla visita dei Palazzi Nasridi, regolamentati con ingressi per fasce orare di trenta minuti, altri luoghi come il bellissimo Generalife hanno orari più elastici e ci si può soffermare nei giardini lussureggianti, per gustare al massimo il luogo. Con gran stupore e meraviglia di tutti noi ci troviamo nel Qalat-al-hamrà, ossia il Castello rosso: è uno dei più sontuosi palazzi arabi conservati fino ai giorni nostri e siamo veramente catapultati nella storia e nella cultura araba, pur essendo ancora nella nostra cara e vecchia Europa. Rimaniamo in ambiente arabo e ci portiamo a Cordova, dove la Mesquita, la moschea-cattedrale non smette di sorprendere: si tratta di una città storica, ricca di cultura dal sapore romano, arabo, ebraico e cristiano. Ovunque ci spostiamo in città, i segni delle diverse civiltà sono presenti: dalla Giuderia, dove si mescola la cultura ebraica a quella puramente spagnola, dalla Calleja de las Flores, immortalata nelle guide e nei depliant patinati che avevo studiato prima della partenza, fino alla Callejta del Panuelo, un vicoletto grande come un fazzoletto da uomo messo in diagonale, un vero gioiellino di stile! La visita alla Mesquita vale da sola il viaggio: si tratta di una cattedrale costruita all’interno di una moschea, capolavoro dell’arte musulmana, in cui ancor oggi non è presente raffigurazione umana: i precetti musulmani vietano infatti la rappresentazione della figura umana, stimolando la fantasia con ornamenti di ispirazione vegetale e geometrica, marmi traforati, stucchi e mosaici, che contribuiscono a creare uno scenario di ineguagliabile raffinatezza.


SIVIGLIA E L’OCEANO
Ci trasferiamo rapidi a Siviglia, una città d’arte ricca di storia, per me memorabile per l’Expo del ’92, anno in cui l’ho conosciuta per la prima volta. Certamente il modo migliore per goderla è l’uso delle carrozze scoperte, trainate da una coppia di cavalli, ma è ben fruibile anche a piedi o in bicicletta.
Noi puntiamo diretti verso la Cattedrale dove, però, non riusciamo ad accedere al famoso campanile detto simpaticamente “la Giralda”, per via dell’enorme banderuola segnavento posizionato sulla sommità (“el Giraldillo” per i locali), ma la stessa cattedrale è un capolavoro di vetrate e ferro battuto. Ma ormai noi siamo totalmente rapiti dal genere arabo-musulmano e non ci perdiamo la Real Alcazar: sembra di essere di nuovo all’interno dell’Alhambra ma in modo più modesto, più a nostra portata e forse più moderno; specialmente ci perdiamo nei giardini, una vera esperienza per tutti i cinque sensi. Non manchiamo ovviamente di gironzolare in città: la Plaza de Toros è splendida e intorno sono deliziosi i negozietti che vendono completi, cappelli e nappe multicolori destinati ai toreri e passeggiamo lungo le rive del Guadalquivir, che accompagneremo poi fino alla foce. Infatti, lasciata la città, ci dirigiamo verso l’oceano, incontrando stormi di cicogne e altri migratori fino all’arrivo al mare, presso Cadice. Non entriamo in città ma scoviamo sull’atlante stradale il piccolo e meraviglioso villaggio di Bolonia: non c’è nulla, solo mare, e il silenzio di un villaggio romano, con scavi archelogici e una fantastica duna attiva (sì: una duna che si muove come nel deserto!) e da qui il paradiso dei surfisti, Tarifa. Di nuovo mare, spiaggia e vento e ognuno gira con la tavola sotto il braccio!


IL PUEBLOS BLANCO DI GIBILTERRA
Non possiamo tornare a casa senza una sosta a Gibilterra, almeno per la visita alla rocca (Apes Dean), dove incontriamo le celeberrime scimmie, unica colonia in Europa.

Una breve tappa all’interno per visitare forse il più celebre dei “pueblos blanco”, villaggi totalmente imbiancati abbarbicati sulla cima di colline: Ronda. E’ il luogo dove secondo tradizione sono nati i migliori toreros, ma da noi è famoso per il “ponte nuevo” che unisce i due versanti del fiume Tajo: un panorama mozzafiato anche per chi, come noi, è abituato ai passaggi alpini più temerari. Breve e fugace la tappa a Malaga, intanto perché avevo promesso a mia figlia un gelato con il nome della città, ma poi perché so che è la città natale di Picasso e, allora, è d’obbligo la visita al museo che la città gli ha dedicato. Sempre in rientro tappa a Mojacar, un paese bianco costruito su un promontorio roccioso dove, fino al 1488, dominarono i musulmani e sembra che ancora all’inizio del XX secolo ci fossero donne in abiti arabi. Ancora una volta la Spagna non ci ha deluso: abbiamo visitato luoghi noti e meno famosi, ma comunque abbiamo saziato il nostro desiderio di viaggiare e di conoscere abitudini e tradizioni diversi dalla nostra: un’esperienza veramente unica.

Dove sostare in camper
Elx – Elche: località S. Pola, in riva al mare, utilizzato per “svernare” da numerosi equipaggi nord europei; GPS; N 38° 11’ 19,5” W 00° 32’ 20,3“
Granada: parcheggio a pagamento (costoso: 18 euro senza alcun servizio, solo sosta) dell’Alambra; GPS: N 37,17143 W 3,57949
Siviglia: area attrezzata “en Puerto Gelvaes” con bagni e carico/scarico acqua; GPS: N 37°20’21,5” W 6°1’27”
Bolonia: area archelogica “Baela Claudia”; GPS: N 36° 3’ 22,0” W 5° 39’ 34,3“
Gibraltar: area La linea de la Conception (N 36,15482 W 5,34234) situata in Spagna oppure “Europa Point” (N 36,11000 W 5,34666)
Mojacar, parcheggio nella piazza principale, no mercoledì, giorno di mercato

IL VIAGGIO IN NUMERI
Autore: Luigi Battistella  
Equipaggio: 3 persone (Barbara, Francesco e Chiara)
Città: Jerago con Orago (provincia di Varese)
Veicolo: ArkDesign su Iveco 3000
Viaggio effettuato: dal 26 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013
Km percorsi: complessivamente 5700 km circa
Spesa: 1700 euro, compresi carburante e pedaggi autostradali (in Spagna è utile percorrere le Autovias, indicate sulla carta in rosso/bianco, gratuite, piuttosto che le Autopistas, sulla carta in rosso/giallo, a pagamento e molto costose)

Bibliografia essenziale
Guida Verde Michelin, Spagna Sud, edizione 2006
l Guida Verde Michelin, Andalusia, edizione 2008
l Atlante Stradale Michelin, Spagna & Portogallo, scala 1:350.000

Autore: 

Luigi Battistella

Fonte: www.camperlife.it