l'elegante facciata della bibioteca di Celso, l'edificio più imponente della città antica di Efeso

Sedute a terra in un angolo del locale che affaccia direttamente sulla strada principale di Sultanahmet, alcune donne preparano il gözleme, una specie di piadina sottile ripiena di spinaci o formaggio che deriva dalla parola turca köz che significa brace. La città vecchia di Istanbul brulica di gente in ogni momento della giornata: gruppi di turisti affollano l’ingresso del palazzo Topkapi che custodisce i tesori del sultano, si sparpagliano tra i banchi ricolmi di spezie del Gran Baazar, ammirano le decorazioni in ceramica di Iznik della Moschea Blu, costruita di fronte alla Basilica di Santa Sofia. La città è un vivido esempio di incontro di civiltà: fu intorno al III secolo a.C. che per la prima volta le popolazioni si insediarono lì dove poi sarebbe sorta Istanbul. La sua storia comincia al tempo di Costantinopoli e di Bisanzio, quando era a capo dell’impero ottomano. Tra l’Asia e l’Europa, a cavallo di due continenti, dominata da popoli e religioni che ne hanno disegnato il volto e che trova in Aya Sofya, la cattedrale cattolica che divenne moschea, l’espressione più autentica del suo doppio carattere. É la sola città al mondo ad essere costruita nel punto di incontro tra due continenti e non solo la sua storia, ma anche le sue strade, i suoi edifici e le sue usanze sono frutto di una commistione elegante e, allo stesso tempo, sobria di tradizioni passate e presenti. Istanbul sta cambiando il suo volto. Grattacieli di cristallo svettano sull’abitato che fino a qualche anno fa era dominato soltanto dai minareti. Un nuovo skyline si presenta ai miei occhi dal Bosforo che solco a bordo di un battello. Affacciandosi dai giardini delle moschee che regalano scorci sul mare, il profilo della città assume un fascino particolare all’ora del tramonto, con il richiamo del muezzin che invita i fedeli alla preghiera. La posizione geografica e la sua millenaria eredità culturale fa di Istanbul un posto unico al mondo. L’energia creativa della sua giovane e dinamica popolazione l’ ha resa e la rende una delle città più vibranti del paese. Nel quartiere di Levent, che prende il nome dagli antichi marinai ottomani, è più evidente la crescita della città (basti vedere l’enorme centro commerciale Kenyon) anche se una volta arrivati in città, se il tempo a disposizione è poco, spesso ci si limita a visitare le principali attrazioni. Nella città vecchia troverete le cose più interessanti: il Topkapi, l’ex palazzo dei sultani,  Aya Sophia (Santa Sofia), la Moschea Blu (non riuscirete a vederla perché è in fase di restauro), e la Cisterna Basilica, costruita tra il 527 e il 567 allo scopo di fornire acqua a tutto l’insediamento circostante, che custodisce la testa della Medusa (che secondo la mitologia greca trasformava in pietra chiunque osasse guardarla direttamente), scolpita alla base di una colonna, che può essere intravista nelle acque basse della cisterna.

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E troverete occasioni di svago, soprattutto intorno al Ponte di Galata o a Beyoglu e in altri quartieri come Fatih, frequentato soltanto dall’1% dei turisti e che invece si rivela un buon approdo per gustare una cena tradizionale (va meno bene per i vegetariani che devono soccombere di fronte alle tavolate imbandite di carne speziata). Mi lascio invece inghiottire nel vorticoso giro tra le bancarelle infilate nelle gole del Kapali Carsi (il gran bazar) che affascina chiunque ci si infili dentro per la moltitudine di lampade, bicchieri da tè, pashmine, spezie e tappeti che risucchiano l’attenzione anche del turista più riluttante allo shopping. E’ impossibile resistere alla tentazione di avvicinarsi alle spezie, a queste montagne di curcuma e zafferano che fanno bella mostra di sè sugli scaffali. L’adhān carica di un’atmosfera mistica la visita, nel pomeriggio, alla moschea di Solimano Il Magnifico (Süleymaniye camii), uno dei più grandi e conosciuti sultani ottomani. Una donna muove tra le dita il tasbeeh, il rosario musulmano da trentatré grani che solitamente viene usato durante il dhikr, la preghiera con cui si invoca incessantemente il nome di Dio. L’edificio è al primo posto per raffinata bellezza e magnificenza.

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Un treno veloce mi porta ad Ankara, città che dicono sia brutta e caotica. Un veloce giro ai piedi della fortezza, tra case diroccate e donne intente a lavorare l’uncinetto, conferma quanto mi è stato detto della Capitale, moderna e semplice tappa di passaggio per chi è diretto in Cappadocia, la terra dei cavalli ben allevati. Il paesaggio che si apre lascia senza fiato: la distesa di materia vulcanica erosa ha creato un suggestivo sistema di caverne, funghi di pietra e camini, detti “delle fate”. Non stupisce che qui Pier Paolo Pasolini girò “Medea” nel 1969, con l’interpretazione di Maria Callas.

Nonostante il cielo nuvoloso, il museo all’aperto di Göreme colpisce per il colpo d’occhio sui pinnacoli di tufo di origine vulcanica, una miscela di cenere e lava – modellati da pioggia, neve e vento – nei quali si aprono centinaia di cavità. Una delle chiese più significative è quella di Tokali (o chiesa della Fibbia) divisa in due chiese (vecchia e nuova): la prima, risalente al X secolo e la seconda, risalente alla fine del secolo stesso, costruita in seguito alla distruzione dell’abside della preesistente. Che si tratti di due epoche differenti lo dimostrano le scene raffigurate nei due edifici: nella chiesa vecchia sono piccole e predominano il bianco e il verde, nella nuova sono grandi, predomina l’azzurro e le decorazioni sono molto ricche (da notare Gesù con i dodici apostoli sul monte degli Ulivi e l’adorazione dei Magi). Nell’ambiente sottostante si nota, invece, un’ampia camera di sepoltura. Tra le altre, colpiscono le chiese di Santa Barbara, la patrona dei minatori, e quella di Melo con le pareti ricoperte da affreschi che raccontano episodi della vità di Gesù (la Crocifissione, l’entrata a Gerusalemme).

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Sulla strada verso la valle di Ilhara, mi fermo a Güzelyurt, una piccola città a pochi chilometri da Akasaray, per visitare la città sotterranea scavata dagli Ittiti nel IV secolo e abitata da circa cinquemila persone. In tutto sono otto piani (tre non sono aperti al pubblico) sotto terra e furono i cristiani gli ultimi ad abitare la grotta per nascondersi. Il secondo piano ospitava il magazzino dei cereali con anfore ben conservate. Un intricato dedalo di cunicoli mi porta al terzo piano, ricco di giare, che un tempo era utilizzato per la fermentazione del vino. I piani bassi erano riservati ai più poveri ma la cucina era in comune e veniva utilizzata di notte (una volta a settimana preparavano cibi secchi per evitare lo sprigionamento di odori nell’aria) per evitare che i nemici, attraverso i fumi, potessero accorgersi che sotto terra brulicava un’altra città. Mi soffermo a osservare alcuni buchi sulla parete: mi spiegano che servivano per comunicare tra loro, una versione antica del citofono.

Un trekking nella valle di Ilhara, un canyon rosso formato da un fiume, forse il più bello di tutti i paesaggi della Cappadocia, è un ottimo modo per immergersi nell’atmosfera del luogo e fermarsi a visitare le numerose chiese rupestri che svelano tesori inaspettati come affreschi di pregevole fattura. La Cappadocia, con le sue valli che prendono i colori delle rocce di formazione vulcanica, i pittoreschi villaggi e le chiese rupestri, sarà ancora più affascinante vista dall’alto: chi vuole può prenotare il volo in mongolfiera e godersi lo spettacolo. Diverse agenzie organizzano la gita a bordo del pallone aerostatico.

La prossima tappa è la cattedrale di Selime, scavata dai monaci cristiani nel XIII secolo nella valle di Ihlara. Ben poco è rimasto degli affreschi che ornavano i muri ma il dedalo di gallerie e passaggi è sorprendente. Arrivo in tarda mattinata ad Afrodisia, una delle più importanti città della Caria, oggetto di varie campagne archeologiche. Soltanto il 18% della città, che nei testi antichi era chiamata “citta-bordello”, è stata riportata alla luce. Molto è stato fatrto da Erwin, archeologo la cui tomba è custodita proprio di fronte al Tetrapylon, porta innalzata a est del tempio di Afrodite, nel II secolo d.C. La quantità e varietà di ritrovamenti sono notevoli: basta fare un salto nel museo allestito all’ingresso del sito per accorgersene: sculture con rilievi, intarsi, sarcofagi, terrecotte, monte, bronzi e gioielleria, che conferma l’abilità eccezionalke degli afrodisiensi nella lavorazione del marmo. Nel I secolo d.C furono costruiti il grande foto di Tiberio e il teatro mentre, un secolo più tardi, furono erette le terme e venne ricostruito il tempio di Afrodite e, alla periferia, lo stadio che poteva ospitare fino a trentamila spettatori.

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Il viaggio prosegue a Hierapolis, il cui nome significa città sacra e ha svolto un ruolo importante nella diffusione del cristianesimo in Asia minore. Vi si trovano la necropoli, la strada e la porta Domiziana, il tempio di Plutonio posizionato in una piazza, il teatro con rilievi raffiguranti la mitologia di Apollo e Artemide, gli acquedotti e il Ninfeo, la fontana con Tritone e tanto altro.

Al teatro faccio un incontro inaspettato con l’affiatato team di Avventuriamoci.com. Gli amici itineranti posano per una foto. Ci raccontano che hanno viaggiato piuttosto agevolmente per il paese con il camper. In alcuni casi può essere utile affidarsi a un tour operator affidabile che pensa a risolvere le fastidiose incombenze di viaggio che di solito toccano a chi sceglie la vacanza fai da te. Inoltre, scegliere di partire con un’agenzia è un buon modo per condividere l’esperienza del viaggio con altri equipaggi e scoprire le bellezze di un paese in compagnia. La salita al teatro potrebbe rivelarsi leggermente faticosa con le alte temperature estive, per questo consiglio di arrivare al sito intorno alle 17, quando il sole regala una luce calda sugli spalti e sui dintorni. É il momento migliore per farsi bagnare dalle acque termali di Pamukkale, più a valle. La meraviglia naturale del bianco brillante dei depositi si estende e il colpo d’occhio è d’effetto: è straordinario il paesaggio disegnato dalle sorgenti con l’acqua che oscilla tra i 35 e i 100 gradi.

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Efeso è una città greco-romana ben conservata, che fu nominata capitale della nuova provincia quando l’Asia minore fu incorporata nell’Impero Romano. M’incammino lungo la via lastricata in discesa su cui si affacciavano i maggiori edifici della città e resto subito colpita dalla facciata della biblioteca di Celso, costruita per ospitare i libri e la tomba di un ricco bibliofilo cittadino, che dimostra la magnificenza del luogo. Dell’antico Artemision, il tempio dedicato alla dea Artemide, divinità protettrice di Efeso (in onore della quale si tenevano feste notturne di carattere orgiastico a cui prendevano parte uomini, donne non sposate e schiave), non restano che pochi frammenti.

Arrivo a Smirne all’imbrunire quando il sole s’infrange sul monumento dedicato ad Atatürk, a sua madre e ai diritti delle donne, costruito nel 1973 in Piazza della Costituzione nella zona residenziale della città, sulla sponda opposta rispetto a Kanak, la città antica. Riesco a fare solo una passeggiata lungo il Kordon, il vialone lungomare su cui si affacciano ristoranti e caffè, e ad addentrarmi nei vicoli di Alsancak, il vivace quartiere che conserva architetture di epoca ottomana, prima di raggiungere l’aeroporto per prendere il volo che mi riporta a Istanbul e quindi a Roma.

In pratica

INFO UTILI
Per maggiori informazioni si contatti l’ufficio informazioni dell’Ambasciata di Turchia che ha sede a Roma in Piazza della Repubblica 56 (tel. 06 4871190, 06 4871393, www.turchia.it, turchia@turchia.it).

Consigliamo di prenotare la gita in mongolfiera direttamente presso le agenzie Kapadokya Balloons (tel. 0090/384/2712442, kapadokyaballoons.com, fly@kapadokyaballoons.com); Butterfly Ballons (tel. 0090/384/271/3010, www.butterflyballoons.com, fly@butterflyballoons.com); Royal Balloon (tel.0090/384/271/3300, www.royalballoon.com, royal@royalballoon.com).

DOVE SOSTARE
Istanbul
Ivagon Caravan Park; Ömerli Mahallesi; Marmara Bölgesi (tel. 0090/5322/132221)
Konya
Ada Camping (Akseki Yolu km 5; tel.0090/332/5289093, adacamping42@hotmail.com
Pamukkale
Tepe Camping; Kale, 20190; tel. 0090/532/6145348, www.tepecamping.com
Termotes Camping; Karahayıt Mahallesi, 20190 Denizli Merkez/Provincia di Denizli; tel.0090/258/2714066
Baydil Camping; Kale Mahallesi Mehmet Akif Ersoy Bulvary Traverten Sokak No.61; tel. 0090/258/2722757,| info@baydilcamping.com).
Smirne
Caravan Camping; Bahçelievler Mahallesi, Atatürk Blv., 35700 Bergama/İzmir; tel. 0090/232/6333902
Turiste Camping; Marmaris Bozburun Yolu; tel. 0090/533/3063039, altinkumcamp@hotmail.com
Acar Camping; İsmetpaşa Mh., Katdere Mevkii Yolu, 35687 Foça/İzmir; tel. 0090/535/7700075
Hypo Camp; Gümüldür İnönü Mahallesi, Meryem Ana Cd., 35480 Menderes/İzmir; tel. 0090/232/798/7444)
Garden Camping; İsa Bey Mahallesi, 2040. Sk. No:1, 35920 Selçuk/İzmir